La didattica a distanza.

Aggiornato il: 13 mag 2020


Buongiorno a tutti.

Premetto che vorrei poter disporre di una categoria del mio blog dedicata, magari denominata proprio "Didattica", nella quale poter parlare con voi di questo argomento (anzi, forse poi la creo va').

Ormai è tanto tempo che l'emergenza virus ci tiene a casa e non a scuola, credo quindi che in qualità di docente una riflessione sia doverosa, che succede?


Cos'altro posso premettere al mio discorso in modo da poter essere scusato dai miei bambini? Probabilmente niente, dovrei solo dire le cose come stanno dal mio punto di vista.

Insegno religione alla scuola primaria e da contratto ho undici classi, non male eh? Posso descrivervi nel dettaglio la gioia che si prova ad incontrare circa duecentocinquanta bambini ogni settimana, i quali con il loro carico di "bambinosità" riescono a farti sentire ancora bambino come loro, con le dovute differenze si intende.

Mi manca entrare in classe e sentire il clima festoso e annoiato (praticamente un ossimoro inspiegabile) che si crea quando parlo ai miei alunni, quando facciamo lezione insieme creando un armonioso caos. Neanche posso descrivere invece quanto mi manchino le battute infinite che facevamo durante le lezioni.

Ecco, queste cose mi mancano tanto, dopotutto non credo sia solo il mio lavoro insegnare. Tutte le persone che mi conoscono mi chiamano "prof" proprio perché sono uno "spiegone", mi viene naturale rompere le scatole alla gente dicendogli cose inutili che magari a loro neanche interessano. Ecco perché religione.

STO SCHERZANDO!

No ecco, diciamo che ho avuto e ho l'età giusta per poter cogliere il manifestato dissenso che la mia generazione ha dedicato nei confronti della religione. Tale visione ovviamente non è onnicomprensiva, ma insomma era una battuta.


Però, proprio perché insegno religione, la didattica a distanza (cosiddetta DaD) mi ha paralizzato. Mi sono ritrovato davanti (allo schermo si intende) a colleghi di altre materie che stanno facendo un lavoro eccezionale.

"Che c'entrano gli altri colleghi?"

Aspettate un attimo, innanzitutto dovrei più propriamente parlare di "colleghe" considerando che il 99% degli insegnanti di primaria sono donne (a quanto ho avuto modo di vedere io), ma comunque il richiamo a loro è doveroso.

Gli insegnanti si stanno dedicando anima e corpo alla DaD. Passano ore e ore davanti ad un computer, si parlerà di (che ne so) una media di otto ore davanti allo schermo. Somministrano quotidianamente materiale che gli viene poi restituito e che devono revisionare (correggere toh), per poter garantire almeno la base dell'insegnamento. Attenzione: ogni singolo materiale somministrato riceve in media una quindicina di restituzioni, bene capirsi.

Non solo.

Si sono organizzate tra singoli e gruppi con una rete di videolezioni capillare che permette almeno un paio di volte a settimana di poter vedere i propri bambini per poterci parlare, per poter fare lezione online. Lottano ogni giorno con microfoni e connessioni lente. Il registro elettronico poi.

Ho concluso vostro onore.


No, capiamoci davvero. In questi due mesi ho assistito alla professionalità di decine di maestre che si sono dedicate alla loro missione di insegnamento.

Ovviamente però questo non basta, o almeno non basta per tante persone.

A tante persone non basta il lavoro che si sono reinventati gli insegnanti, come potrebbe bastare a loro, che insegnanti non sono?

Il fulcro è questo.


La mia paralisi.


Non mi sono citato tra quelli che stanno otto, sedici ore davanti al computer? Neanche tra quelli che fanno videolezioni?

Eh no. Perché se da una parte è vero che sto otto ore davanti al computer, è vero anche che non mi sono attivato per fare in modo di "incontrare" tutti i miei bambini regolarmente.

Mi spiego, prima che venga tacciato di "fannullonismo".

Io insegno religione, non potrei mai permettermi di pensare che sono "solo" (poi spiego le virgolette) un mediatore di contenuti. La materia che insegno è composta di contenuti, intendiamoci, ma la mia esperienza in classe (e fuori) mi ha insegnato che i contenuti primari sono sempre stati secondari alle domande di senso.

"Domande di senso?"

Domande sul senso.

"In che senso maestro?"

Nel senso che abbiamo appena letto la parola "senso" sette volte eppure il termine non ci fa chiarezza, quindi è ambiguo, è da indagare.

In definitiva è questo, dove c'è un senso c'è da indagare. Nel caso delle domande di senso quindi, vorrei che tutti noi le immaginassimo come se fossero indagini su noi stessi.

E quindi cos'è una lezione di religione se non un'indagine all'interno di se stessi? Solo apprendere contenuti? No, è quello, ma è soprattutto legare i contenuti alla propria esperienza di vita.


La mia paralisi è arrivata quando mi sono accorto che non avrei più potuto "scambiare" la mia felicità con quella dei miei alunni. Ho detto: "Vai, finish."

E mi sono sentito parecchio in debito con le insegnanti che invece non hanno detto: "Vai, finish."

Anzi, nonostante il fine della didattica (una fine che è sempre un inizio) che è la valutazione non possa essere neanche lontanamente immaginato in una DaD, loro si spremono non per il fine valutativo, ma per quello didattico.


Non si insegna per valutare, si insegna per condividere la gioia.


Allora mi sono adoperato in qualche modo. Ho mandato qualche lavoretto da svolgere e ho avuto centinaia di risposte! Una felicità immensa nel rivedere video e foto dei miei alunni che si sono dimostrati il famoso "dodicesimo uomo in campo", sono loro che fanno la differenza. Infatti hanno cambiato le sorti della mia partita con la DaD, dimostrandomi che non sono completamente negato con questo tipo di istruzione.

Però, nonostante i pochi lavoretti richiesti, non mi sento ancora in grado di chiedere tempo né alle famiglie, né ai bambini, né alle colleghe.

Preferisco che sfruttino le videolezioni per i contenuti che poi saranno fondamentali nei cicli successivi, che svolgano tanti compiti ma di materie come italiano e matematica (classiche), piuttosto che dedicarsi a lavori di religione.


Capiamoci, io non credo che insegnare religione sia inutile, anzi. Credo solo che di tanti contenuti religiosi belli e buoni, si debba comprendere che non esauriscono il fatto religioso e che, quindi, sono alla fine abbastanza sterili.

Certo, insegnare la storia degli ebrei è figo, come anche quella dei musulmani o la nascita della chiesa, ma a che serve se non si danno gli strumenti per indagare all'interno di noi stessi? Quegli strumenti, io, riesco a malapena a delinearli quando sono in classe, figuriamoci in DaD.


Per questo le virgolette a quel "solo" che ho detto avrei spiegato. Da bambini credo sia importante imparare a leggere, scrivere e a tener di conto (come si diceva una volta, credo). Da bambini si apprendono questi strumenti imprescindibili da qualsiasi studio successivo e, in questo periodo di DaD, questi strumenti credo siano quelli che debbano essere rinforzati, già penalizzati anch'essi. Nonostante queste materie siano insegnate ovviamente non "solo" come mero passaggio di contenuti, è anche giusto che per la letto-scrittura e il calcolo siano anche "solo" quello, soprattutto in questo periodo di tagli al programma e revisioni di contenuti.


La luce in fondo al tunnel.


"E quindi?"

E quindi le scuse.

Per questo non mi ritengo uno degli eroi che da casa sta contribuendo profondamente alla missione educativa della scuola, nonostante debba ammettere che comunque in tanti sensi mi sono adoperato.


Difatti in questo periodo è nato questo Blog dedicato all'istruzione religiosa digitale. Ho creato un canale Youtube con dei video sulla religione che, nonostante siano fatti male, mi permetto almeno di dire che sono interessanti, in più le videolezioni alle quali qualche volta partecipo per un saluto.

Ma io non sono un eroe, posso però farvi i nomi di persone che invece ritengo tali per la mole di lavoro che stanno svolgendo.


Dal canto mio, mi sono dedicato alla formazione professionale.

Devo potermi stupire io in primis della maestosità della materia religiosa per poter riuscire a stupire gli alunni, perciò ho partecipato ad un corso della facoltà di Harvard sulle scritture induiste.

L'ho fatto per i miei alunni ma principalmente per me, dopotutto, come ho detto prima, con la religione si apre un'indagine su noi stessi.


Alla base della conoscenza sta la meraviglia, da sempre.

Per questo è bene meravigliarsi del lavoro che tante e tanti insegnanti stanno svolgendo da casa, per poter conoscere il loro mondo, un mondo missionario nel quale ogni bambino è un "fuoco da accendere", anche a distanza!


Le domande di senso.


"Insomma maestro oggi non ci hai spiegato nulla?"

Bambini, è due ore che scrivo e non ho spiegato nulla? L'ho appena scritto che non spiego apposta perché.. vabè lasciamo perdere.

La lezione si conclude con una domanda di senso.


Ha senso prendersela con gli insegnanti che stanno facendo troppo o troppo poco in un periodo in cui è "in gioco" l'incolumità di tutto il genere umano?

Ha senso attaccare il lavoro degli insegnanti, i quali ogni giorno sono "a contatto" con il materiale più prezioso sulla terra che sono i bambini?

Neanche gli insegnanti sanno come si fa gli insegnanti, fanno tutto i bambini.


Gesù è stato un maestro che è stato ucciso proprio perché parlava troppo.

Chissà come ci valuterebbe lui.


Maestro Emanuele