L'IRC.


Direi che il tema di oggi scotta per la sua importanza: non è consentita la minimizzazione e questo mi affascina e mi spaventa allo stesso tempo.

Parliamo di IRC, "Insegnamento della Religione Cattolica". Mi fanno male le mani solo a scriverlo, dopotutto insegno ai bambini che non esiste una religione cattolica, bensì una religione cristiana di confessione cattolica, ma iniziare ad essere polemico da subito non mi sembra il caso.

Stamattina mi sono svegliato con la sensazione che ci siano cose dell'IRC che non tornano, proprio non tornano, già dal nome.


Come già ho fatto precedentemente, cerco di calare la mia disamina all'interno della mia esperienza e dei miei studi, spero con risultati che i posteri diranno essere pregnanti. In caso contrario avrò solo fatto una autolettura, utile se non per altri almeno per me.

"Come per le bollette maestro?"

Come per le bollette bambini.

Insomma l'IRC è l'insegnamento della religione nelle scuole di ogni ordine e grado, volete sapere tutta la storia dallo Statuto Albertino ad oggi?

"No maestro, taglia!"

Okay, giusto. L'insegnamento della religione nelle scuole deriva da un vecchio concordato stipulato tra la Santa Sede e lo stato italiano nel 1929 in pieno fascismo. Da qui sia la scuola sia il concordato sono stati rivisitati seguendo processi storici che ne hanno in qualche modo cambiato l'identità.

Per esempio, nel 1984 il concordato è stato revisionato, e successivamente ci sono stati altri ridimensionamenti che hanno reso l'IRC quello che è oggi.

Ma di cosa si parla quando si parla di IRC?

"Maestro, è quello che fai quando entri in classe!"

Eh, avete quasi ragione, ma cosa faccio quando entro in classe?

"Ci insegni la religione!"

Ma siete bravi eh! Però questo basta per definire l'IRC? Io credo di no.

Cominciamo dicendo cosa l'IRC non è.


L'IRC non è catechismo.


"Maestro, lo sappiamo, molti di noi a catechismo ci vanno dopo scuola!"

Eh lo so che voi bambini lo sapete, ma tanti adulti mica lo sanno, pure tra quelli che di IRC se ne occupano!

Alcuni credono che insegnare religione nelle scuole sia insegnare la dottrina, "indottrinare". Il che non è completamente sbagliato, perché volenti o nolenti di dottrina si parla, e di quella cattolica poi, ma non è in questo che si esaurisce e si esplica tale insegnamento.

Andiamo sul concreto?

"Maestro, che significa concreto?"

Benissimo. Fondamentalmente il catechismo è un insegnamento della "competenza religiosa" che però ritrova in sé un'applicazione alla vita.

Si insegna a pregare, si insegna cosa credere, come crederlo e come viverlo, perciò nel catechismo la religione viene applicata alla vita. Non si insegna tanto per insegnare, si insegna per "formare" i credenti del futuro.

Proprio per questo il catechismo della Chiesa cattolica è conditio sine qua non per l'accesso ai sacramenti, perché senza la dottrina non si capisce come il sacramento che si va a ricevere abbia valore reale nella vita.

Quindi il catechismo serve, certo, ma non per i fini che la scuola ricerca, perciò l'IRC non si può identificare con il catechismo.


L'IRC non è la storia della religione.


"Maestro, non può essere la storia perché noi storia già la facciamo!"

Lo so bambini, ma purtroppo anche il vostro maestro a volte casca nel tranello di pensare che l'IRC sia la storia della religione, mea culpa!

Non casco nel tranello del catechismo ma probabilmente posso aver identificato l'IRC come l'insegnamento della grande "storia di Dio".

Per fortuna però l'IRC si discosta anche da questo, definendosi non solamente come mera analisi storica e sociologica del "fatto Dio", bensì arricchendosi anche di altre categorie.

"Maestro in effetti sei un cantastorie. Quella di Abramo, degli ebrei, di Gesù, della Chiesa, dell'Islam."

Ma infatti vedete che io ci casco con tutte le scarpe in questo tranello!

Eppure, nonostante i miei limiti, cerco di integrare quelle parti che affronto in maniera prettamente storica con delle analisi più propriamente incentrate sul contenuto religioso.

"Maestro, non ti sei spiegato."

Lo so, non ho mica finito infatti!


Quindi l'IRC non si esaurisce in un insegnamento storico. Proprio perché non è solo storia e se anche la si volesse definire "storia della religione", ciò dovrebbe includere delle categorie che appiattirebbero la ragione storica su quella religiosa.

Per questo è bene spostare l'attenzione adesso da ciò che l'IRC non è a ciò che l'IRC è, anche per tirare un po' le fila e fare chiarezza.


Cos'è l'IRC.


Partiamo dal concetto di "competenza religiosa", l'ho già citata prima e so che qualcuno ha storto il naso, perciò proviamo a raddrizzarlo.

Da quando la scuola si è aperta al termine "competenza" sembra tutto diverso; qualcosa è cambiata, forse la scuola stessa. Per fortuna vorrei poter dire, e non lo dico solo perché il processo di assimilazione di questo nuovo termine, con tutto ciò che comporta, fa ancora fatica ad innestarsi nella scuola a livello pratico. Ci vuole tempo e tanta formazione, così come tanta pratica, la famosa "sperimentazione didattica".

Oggi nessuno sosterrebbe l'idea che insegnare serva a riempire la testa degli alunni invece che a sviluppare in loro un "saper fare". La logica è quella del conoscere per agire.


Sulla "competenza religiosa", poi, la questione è apparsa non solo fumosa, ma di più, quasi fangosa. Riesco a ricordarmi gli studi universitari nei quali si è provato a concepire l'IRC come scambio di competenze: quante mani alzate c'erano!

Fondamentalmente però la questione è chiara, a dispetto della sua applicazione: la "competenza religiosa" che l'IRC propone alla scuola in Italia è "la capacità della persona di identificare, comprendere, interpretare, esprimere e valutare i fenomeni e i documenti religiosi, cogliendone i postulati e contenuti fondamentali, il metodo, i modelli e gli schemi linguistici per poter esprimere la propria e altrui esperienza del mondo trascendente, e saper rispondere alle problematiche religiose del proprio contesto di vita svolgendo un ruolo attivo nella società", come ha detto il professor Roberto Romio.

"Maestro, parla italiano!"

Va bene, ci provo.

La "competenza religiosa" è in soldoni la riflessione, la valutazione e l'interpretazione del fatto religioso, più o meno culturalmente o storicamente inquadrato, il quale risponde all'esigenza di saper leggere la propria vita e soprattutto la propria cultura da un punto di vista ulteriore.

Per quello che vedo io, agli incontri per gli insegnanti di religione ancora bisogna insistere su questi concetti.


L'IRC è un mare culturalmente delimitato.


Si vede la cima della montagna, forse.

"Ma non stavi parlando del mare maestro?"

Bambini, per le domande alzate la mano ché mi fate fare confusione.

Siamo su una montagna, sì, ma si vede il mare, meglio?

"Decisamente maestro."

Ecco. In un certo senso il mare è la religione, e la montagna è l'IRC, spero di non contraddirmi.

Dalla nostra montagna possiamo vedere in che modo l'IRC si inserisca culturalmente nella scuola italiana, nel "nostro" cattolicesimo se proprio vogliamo, ma vediamo il mare della religione ed è una vista bellissima.

Siamo chiamati ad interpretare, valutare e riflettere su questa montagna ma c'è aria salmastra anche qui, vicini alla cima.


L'IRC è autocomprensione della propria cultura religiosa, delle proprie "radici" direbbe qualcuno, ma per adesso sorvoliamo.

L'IRC è riflessione e interpretazione delle fonti, valutazione dei processi, scoperta dei movimenti primari della tensione trascendente che l'uomo ha manifestato e manifesta da sempre.

L'IRC deve essere una chiave per l'apertura di una porta critica sul fatto religioso nella storia.


Eppure ho ancora la sensazione che non sia finita qua. Probabilmente l'IRC è anche più profondo e complesso, perché se fosse solo culturalmente delimitato sarebbe fuori dagli schemi comprenderlo anche come fatto globale, sarebbe dannoso analizzare le altre tradizioni religiose, eppure le religioni del mondo stuzzicano sempre la curiosità.

Sarebbe interessante vedere come un IRC culturalmente delimitato dalla nostra montagna in definitiva sia una montagna posta non su una superficie solida, ma verosimilmente immersa nel mare di tutte le religioni che compongono il caleidoscopio della nostra riflessione religiosa!


Quante belle cose si possono dire!


Spero che questo basti per ora, avevo in mente una piccola analisi sull'interdisciplinarietà, ma forse siamo tutti un po' stanchi e quindi mi riservo di affrontare questi argomenti in futuro.


Ad ogni modo, l'IRC è critica. O dovrebbe esserlo.


A un maestro criticone come me infatti piace proprio per quello. Adesso prendiamo le merende e mangiamo tutti insieme che se l'IRC ha il dovere di insegnare bene anche solo una cosa è che si facciano le cose insieme e con amore. Buona ricreazione, bambini.


Maestro Emanuele